Ci sono tanti buoni motivi per visitare Breganze e il suo territorio. I buoni sapori, ma non solo:
Il Duomo di Breganze. Domina la piazza del paese, della quale costituisce il nucleo più antico, sede già dal 1200 della pieve di S. Maria. Nei secoli è stata più volte modificata e ingrandita, fino a assumere le forme attuali nel 1936. Al suo interno troviamo sette altari, di cui uno dedicato al Beato Bartolomeo da Breganze.
Il Campanile di Breganze. Si erge a fianco del Duomo, fu edificato tra il 1842 e il 1893 su progetto dell’architetto veneziano Antonio Diedo. Con i suoi 90 metri di altezza, è il più alto della terraferma veneta (e, in generale, secondo solo al campanile di S. Marco a Venezia).
La ghiacciaia della Comunità Montana Astico-Brenta. Sorge accanto all’ex Villa Laverda, è una struttura realizzata sul finire dell’Ottocento allo scopo di conservare il ghiaccio.
Le colombare. Derivano dalla modifiche apportate in tempo di pace alle fortificazioni medioevali. In epoca veneziana (dopo il 1404) vennero infatti edificate le maggiori torri colombare che inizialmente affiancavano le ville padronali o delimitavano estensioni di terreni, mentre nei secoli successivi hanno assunto la più pacifica funzione di rifugio per i piccioni, allevati per rifornire gli spiedi di quel che è il piatto tipico della zona breganzese: il toresan.
Il torrione. È una costruzione fortificata, probabilmente nel Duecento, per dare dimora alla famiglia Ponci, signori della zona di Breganze. Ospitò Cunizza da Romano, sorella di Ezzelino e sposa di Naimerio da Breganze, che è stata citata da Dante nella Divina Commedia, collocandola in Paradiso. Oggi il Torrione è occupato dalle Suore Orsoline.
Le ville. Sono numerose le dimore gentilizie sul teritorio di Breganze. Sono tutte private e abitualmente non aperte al pubblico. Le principali sono: Villa Diedo, Villa Mascarello Noventa, Villa Avogadro e Villa Savardo
Antico Maglio Tamiello. L’officina febbrile perfettamente conservata, e ancora funzionante, di Angelo Giusto Tamiello, ultimo fabbro che vi operò fino alla fine degli anni Settanta. Rivive oggi con Bruno Tamiello, attuale proprietario, che rimette in moto per i visitatori l’antico maglio a trazione idraulica.
Antica Officina Radin. Avviata nel 1923 da Antonio Radin, abile e ingegnoso artigiano del ferro, è rimasta sostanzialmente inalterata in questi ottant'anni di vita consentendo oggi di rivivere l'atmosfera di un tipico laboratorio artigianale funzionante nel periodo tra le due guerre mondiali.